FONTANE, FONTANELLE E FONTANILI


Per una città che letteralmente galleggia sull’acqua la presenza di fontane storiche e di pregio artistico non è certo commisurata alla ricchezza del prezioso liquido, risultando non così numerose e perlopiù modeste se rapportate alla storia e all’estensione di Milano. Non solo, ma qui sono sorte molto tardivamente, quando invece in altre città – una per tutte, Roma – ce n’erano in abbondanza e spesso pregevoli già nei secoli precedenti. Tuttavia non mancano le opere degne di nota e dunque meritevoli di una visita se si capita nei paraggi. Ne citeremo solo qualcuna, giusto come stimolo a trovare le altre. Da notare comunque che la maggior parte di esse funziona a ricircolo, senza perciò alcuno spreco di acqua.

Potrà sembrare assurdo ma la prima fontana pubblica mai costruita in città nacque tardi, sul finire del XVIII secolo. Esiste ancora ed è quella che dal lontano 15 agosto 1782, giorno dell’inaugurazione, dà il nome – provvisorio, nelle intenzioni – a piazza Fontana. La progettò in stile neoclassico Giuseppe Piermarini, artefice del Teatro alla Scala, realizzandola con la collaborazione del fidato scultore Giuseppe Franchi. Sebbene commissionati sin dal 1770 i lavori durarono a lungo per la difficoltà, malgrado la vicinanza del fiume Seveso, di far salire l’acqua alle vasche superiori. La fontana a pianta circolare ha infatti tre vasche sovrapposte in granito rosa, tra le quali sono inserite le sculture in marmo bianco di Carrara raffiguranti due sirene, o più verosimilmente ninfe del mare, ciascuna a cavallo di un delfino, in verità più simile a un mostro marino o al tradizionale “biscione”. Mostrandosi ignude e prosperose proprio sotto le finestre del Palazzo Arcivescovile, le due fanciulle furono ben presto ribattezzate, non senza una punta di malizia tutta milanese, “le Teodolinde”.

Situata nello scenario forse più antico e suggestivo in assoluto, all’ombra della maestosa tribuna di Santa Maria delle Grazie, è però la “fontana delle rane“, posta tra le aiuole al centro del raccolto chiostro bramantesco e così denominata per via delle quattro ranocchie in bronzo, opera dello scultore e orafo Marcello Minotto (1906-1998), che accucciate sul bordo della vasca rotonda in granito emettono ciascuna un vigoroso zampillo d’acqua. Le simpatiche rane, amatissime dai bambini, rallegrano un luogo di per sé ameno, capace di riportarci al Rinascimento milanese e ad artisti immensi come Leonardo da Vinci e Donato Bramante, che qui hanno lasciato segni sublimi del loro genio.

Nei giardini della Guastalla, sul lato di via Francesco Sforza, fa bella mostra di sé la graziosa peschiera barocca costruita attorno al 1600 al posto dell’originario laghetto cinquecentesco nell’antica proprietà della contessa Ludovica Luigia Torelli. È una pregevole vasca oblunga a pianta mistilinea, con due terrazzamenti comunicanti mediante scalinate, contornati rispettivamente da una balaustra in granito bianco e da una ringhiera in ferro battuto lungo le quali è piacevole passeggiare. Lo scenario esercita un indubbio fascino che si trasforma al mutare delle stagioni.

Per i milanesi, però, due sono le fontane per antonomasia, magari non bellissime ma importanti sul piano affettivo. Una è senza dubbio quella situata nei Giardini Pubblici di Porta Venezia di fronte a Palazzo Dugnani. Costruita nel 1881 per l’Esposizione Nazionale è composta da una grande vasca circolare in marmo bianco con al centro uno scoglio muschioso da cui fuoriesce con forza un getto verticale. Da sempre i bambini affidano alle sue acque le loro barchette, soprattutto di legno o carta in anni lontani di povertà, tecnologiche e radiocomandate oggigiorno. Già che si è qui, vale la pena passare a vedere anche i vari laghetti, con tanto di cascatelle per la gioia di anatre e pesci.

L’altra fontana del cuore è in piazza Castello, snobbata da alcuni ma meta costante di cittadini e turisti ad ogni ora del giorno, e pure della notte, con le immancabili foto di rito. Detta dai milanesi “la turta di spus” (la torta degli sposi) per la forma e il colore, la fontana fu costruita nel 1936 come installazione provvisoria per la visita di Mussolini al raduno dei reduci della guerra d’Etiopia, divenendo poi definitiva tre anni dopo e addirittura uno dei simboli di Milano.

Ha un impianto circolare in pietra bianca con vasche a livelli differenti, a creare piccole cascate e giochi d’acqua insieme a una fitta schiera di zampilli. Smantellata nel 1959 durante i lavori di costruzione della metropolitana fu ripristinata esattamente quarant’anni dopo con le medesime forme.

Inscindibile dal Castello Sforzesco la fontana forma con esso uno scenario di grande impatto visivo, particolarmente suggestivo con l’illuminazione notturna.

All’angolo tra le vie Romagnosi e Andegari merita una sosta la fontana dei Tritoni, realizzata nel 1927 dallo scultore Salvatore Saponaro in collaborazione con l’architetto Alessandro Minali. Oltre alle mitiche creature marine che reggono una conchiglia da cui scende l’acqua nella vasca inferiore, il motivo d’interesse sono le due statue muliebri che simboleggiano il Risparmio (a sinistra, col salvadanaio) e la Beneficenza (col canestro di frutta). Con ironia la prima statua, a causa del tondo salvadanaio stretto al petto, fu ribattezzata “la dòna di tri tètt” (la donna con tre mammelle).

La fontana delle Quattro Stagioni in piazza Giulio Cesare risale anch’essa al 1927, sorta in gran fretta per mano dell’architetto Renzo Gerla, incaricato di dare un degno contesto urbanistico alla Fiera Campionaria ormai ultimata.

Qui l’acqua, malgrado l’abbondante presenza di statue e pinnacoli vari, è davvero protagonista con un’infinità di zampilli e giocose fantasie. Le statue raffiguranti le stagioni non sono però quelle originali: l’Estate andò distrutta nel terribile attentato dinamitardo del 12 aprile 1928 che causò venti morti, le altre tre ebbero identica sorte durante i bombardamenti del 1943.

Le statue attuali sono copie fedeli realizzate nel 1953 dallo scultore Eros Pellini. A fare da sfondo oggi non c’è più la vecchia Fiera Campionaria, ma le altissime torri di City Life.

Dello stesso Renzo Gerla, che la costruì nel 1932, è anche l’ampia fontana situata all’interno dei giardini intitolati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in via Benedetto Marcello. Di forma rettangolare allungata essa reca al centro un grande vaso in granito con un’agave in bronzo da cui fuoriescono getti d’acqua, che insieme ad altri zampilli alimentano le coppe e i limpidi bacini sottostanti che si sviluppano con belle geometrie. Il luogo appartato e tranquillo, ma ancor più l’intitolazione dei giardini ai due grandi magistrati rendono questa fontana davvero speciale .

In piazza Sant’Angelo, davanti all’omonima chiesa, si trova la fontana monumento a San Francesco d’Assisi, costruita nel 1928 su progetto dell’artista Giannino Castiglioni. La fontana, molto cara ai milanesi, è di grande semplicità, interamente in pietra e di forma ottagonale. Lungo il bordo della vasca superiore sono incisi alcuni versi del Cantico delle Creature: ”Laudato sii mi Signore per sora acqua, la quale è molto utile et humile et preziosa et casta”. Infatti la statua in bronzo raffigura San Francesco proteso in atteggiamento mistico verso la gorgogliante “sora acqua”, mentre di fronte a lui sono posate senza timore sei tortore, anch’esse in bronzo.

Anche quella dedicata allo scultore Giuseppe Grandi, nella piazza omonima, è una fontana monumento, ma di ben altre dimensioni. L’opera fu realizzata nel 1936 da Werther Sever ed Emil Noël Winderling, entrambi italiani malgrado i nomi, non solo a scopo celebrativo e di abbellimento, ma anche con la funzione di coprire il rifugio antiaereo sottostante, poi utilizzato durante il secondo conflitto mondiale. Essa rappresenta un uomo in estatica contemplazione di una cascata d’acqua, scena naturalistica che sarebbe piaciuta allo “scapigliato” Giuseppe Grandi, indimenticato autore, tra le altre cose, del magnifico monumento alle Cinque Giornate.

A breve distanza dalla precedente si trova un’altra scenografica fontana monumento. È quella situata nel Parco Vittorio Formentano in Largo Marinai d’Italia e a questi dedicata, ove tra zampilli di diversa altezza, gradoni, bitte e piloni si erge svettante la bella scultura in bronzo di Francesco Somaini, un’onda marina che si frange e nella quale si possono riconoscere, da diverse angolazioni, sinuose fattezze di donna, quasi una vittoria alata. Il complesso, inaugurato nel settembre 1967, unisce al pregio artistico anche quello architettonico dovuto a Luigi Caccia Dominioni, che collaborò alla sua realizzazione.

Dalla curiosa fontana nei giardini Italo Pietra di Corso Indipendenza a fare capolino dal 1956 c’è, sorprendentemente, Pinocchio con il gatto e la volpe.

Il famoso personaggio uscito dalla penna di Carlo Collodi è rappresentato in due statue distinte, scolpite nel bronzo da Attilio Fagioli nel 1955: quella in alto è Pinocchio fattosi bambino che indica in basso le spoglie esanimi del burattino che fu (un po’ inquietante, a dire il vero), apostrofandolo con le parole “Com’ero buffo quando ero un burattino!”.

È una fontana originale e gradevole alla vista, con la vasca e il monumento in marmi di colore diverso, rispettivamente rosa e verde.

In piazza Leonardo da Vinci è notevole la fontana realizzata dallo scultore Andrea Cascella con la collaborazione dell’architetto Filippo Tartaglia. La grande fontana monumentale è in granito rosa e fu inaugurata nella primavera del 1985 per celebrare i quarant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. L’artista, all’epoca direttore dell’Accademia di Brera e che durante la Resistenza era stato comandante di una brigata partigiana, volle dedicare l’opera “alla libertà, alla pace, al lavoro”. La fontana si sviluppa in senso longitudinale e appare ben collocata nel pregevole e coerente contesto storico della Città Studi e del Politecnico.

Ed ecco infine, quasi un riassunto, la moderna fontana di Piazza San Babila, realizzata nel 1997 dall’architetto Luigi Caccia Dominioni a rappresentare in estrema sintesi il ciclo dell’acqua e il complesso sistema idrogeologico lombardo.

Le acque nascono e scendono dalle montagne (il tronco di piramide sormontato da una nuvola ovoidale), formando fiumi, laghi e risorgive (la grande vasca con zampillo) nella pianura contornata da monti e colline (le aiuole con rilievi artificiali).

Il processo di evaporazione simboleggiato dal getto d’acqua della vasca genererà a sua volta la “nuvola” posta in cima alla fontana, riavviando così il naturale ciclo idrologico.

Ma sparse per la città esistono anche oltre 600 fontanelle pubbliche, dette “vedovelle” per il flusso incessante dell’acqua che ricorda un pianto a dirotto, ma anche per la loro posizione solitaria e quasi schiva. Fedeli al modello standard disegnato nel 1931 esse sono alte poco più di 150 cm e fatte rigorosamente in ghisa, con vasca per abbeverare cani e cavalli. Non hanno un rubinetto regolabile ma un condotto in ottone a forma di drago (ma a City Life di altri animali), che Luca Beltrami disegnò ispirandosi ai doccioni di marmo sporgenti dal Duomo. Per questo e per essere dipinte di “verde ramarro” le fontanelle sono dette anche “draghi verdi”, innocui e sempre pronti a dissetare cittadini e turisti con l’ottima “acqua del sindaco”. La capostipite è però la bellissima e storica fontanella in Piazza della Scala, proprio di fronte a Palazzo Marino, realizzata tra il 1914 e il 1919 sempre da Luca Beltrami impiegando bronzo e ottone. Le fontanelle non si limitano a dare ristoro, poiché con il loro moto perpetuo svolgono anche l’importante funzione di mantenere l’acqua in movimento preservandone la purezza.

Un tempo erano diffuse le fontane dell’acqua marcia, così detta a causa del suo vago odore di uova marce dovuto alla presenza di zolfo, ma che i milanesi bevevano perché ritenuta curativa, se non miracolosa, contro un’infinità di malanni.

Oggi quest’acqua, dichiarata non potabile per l’alto contenuto di manganese e zolfo, sgorga unicamente dalla fontana in viale Elvezia al Parco Sempione nei pressi dell’Arena Civica.

Intorno a Milano, in particolare nella campagna che si estende già dalla periferia sud formando il Parco Agricolo, è facile imbattersi nei fontanili, un fenomeno diffuso peculiare della pianura milanese, tanto da caratterizzarne la storia oltre al paesaggio, e che trae origine dalla necessità di governare la grande abbondanza di acque superficiali e sotterranee. Furono per primi i monaci Cistercensi, tuttora presenti nell’abbazia di Chiaravalle, a inventare e sviluppare nel XII secolo questo ingegnoso sistema per far defluire le acque, prosciugando i vasti acquitrini che impedivano le coltivazioni nei terreni, e nel contempo regimarne il flusso per il migliore utilizzo agricolo, una pratica strettamente connessa al sapiente sfruttamento delle risorgive con la tecnica della marcita, come già illustrato nell’articolo precedente, con cui avevamo iniziato il discorso sull’acqua. Che naturalmente non si esaurisce con queste brevi note, ma al quale giova sicuramente una passeggiata tra fontane, fontanelle e fontanili. Buona navigazione sulle acque di Milano.   

Filippo Decorso

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