AGO E FILO, CREATIVITÀ E TENACIA


Dopo aver chiuso il 2024 con tre splendide figure femminili, ci sembra giusto inaugurare il nuovo anno con quella di un’altra donna straordinaria, alla quale Milano ha dedicato nel marzo scorso un bellissimo mosaico policromo nella piazzetta intitolata a Lilla Brignone, tra Via Meravigli e Largo Cairoli.

Stiamo parlando di Rosa Genoni (1867-1954), che all’età di dieci anni fu mandata dalla natia Valtellina nella nostra città a lavorare come sarta da una zia. Conseguita la licenza elementare alla scuola serale e iscrittasi a un corso di francese, grazie allo spirito d’iniziativa e all’innata creatività seppe crescere professionalmente fino a dirigere diversi atelier – in Francia ma soprattutto a Milano – e ideare in prima persona, affrancandosi dai dominanti cliché francesi, modelli tanto nuovi e pratici da rivoluzionare la moda del tempo, “liberando” la donna da inutili costrizioni e inventando di fatto uno stile tutto italiano che da allora non ha più smesso di affermarsi nel mondo intero.

Rosa si premurò sempre di trasmettere il suo sapere alle nuove generazioni, dedicandosi anche all’insegnamento nella scuola professionale femminile della Società Umanitaria di Milano, dalla quale si dimise dopo qualche anno pur di non giurare fedeltà al fascismo, del quale era un’irriducibile oppositrice. Sin dalla prima gioventù, infatti, aveva abbracciato attivamente l’ideale socialista, condividendolo per anni con Anna Kuliscioff e battendosi instancabilmente per la pace e i diritti civili, in particolare per l’emancipazione delle donne, lavoratrici e non, e per la tutela dei minori.


Il mosaico che la ricorda misura ben 40 mq ed è composto da oltre 16.000 tessere di ceramica donate da una nota azienda produttrice. È stato ideato da Sonia D’Errico e Cristian Colucci, che coerentemente con l’impegno sociale della Genoni hanno formato e seguito nella realizzazione quindici ragazzi con disabilità della Cooperativa ProgettoPersona.

L’opera, che si sviluppa su un muro parzialmente curvilineo, raffigura nella parte sinistra Rosa Genoni con alcuni suoi motivi floreali, in quella centrale la colomba della pace, e infine sulla destra una donna che cuce a macchina un magnifico tessuto.

Sintesi mirabile della sensibilità e forza d’animo che animarono questa donna eccezionale, ma anche simbolo di ciò che si riesce a realizzare, superando ogni ostacolo, quando il talento è sorretto dalla tenacia.

E allora, simbologia per simbologia, il pensiero va inevitabilmente all’Ago, Filo e Nodo che svettanti e colorati rallegrano Piazzale Cadorna, brulicante di passanti e pendolari diretti al lavoro.

La scultura, opera di Claes Oldenburg e della moglie Coosje van Bruggen, fu inaugurata nel febbraio 2000 nell’ambito della riqualificazione del piazzale affidata alla geniale Gae Aulenti (sue le adiacenti pensiline verdi e rosse).

La quale in verità, a quanto si sa, aveva pensato di collocare il nodo all’aeroporto della Malpensa, unito così a Milano in un percorso sotterraneo da quel filo multicolore, idea che poi però non ebbe seguito.

All’epoca la stessa Gae Aulenti dichiarò che l’opera, oltre che metafora di laboriosità, alta moda e accoglienza, con l’andamento sinuoso del filo era anche un’allusiva reinterpretazione del “biscione” dei Visconti, tra i simboli più noti di Milano, tanto da farmi sorgere il dubbio che dietro a quest’opera si celi in realtà ancora una volta il mitico drago Tarantasio, qui in un nuovo lago Gerundo zampillante. La variopinta scultura, in acciaio e vetroresina, non è soltanto una nota vivace e originale che dà leggerezza a una piazza piuttosto bruttina e  intitolata ancor peggio, ma rappresenta un vero e proprio inno a questa città dinamica, laboriosa e inclusiva, oltre che indiscussa capitale della moda.

I colori rosso, verde e giallo del filo, che non a caso passa sotto terra, sono quelli delle prime tre linee metropolitane – oggi cinque, ma all’epoca le uniche – mentre il nodo che pare immergersi nella fontana costituisce un punto fermo solido e sicuro (a proposito della fontana va precisato che non è uno spreco d’acqua, perché questa funziona in ricircolo e non ne va persa una sola goccia).
Ago e filo, creatività e tenacia: che siano ottime bussole nell’anno appena iniziato.

Filippo Decorso

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