A SPASSO TRA STATUE E MONUMENTI – II PARTE


Ausonio e le meraviglie della Milano imperiale

Continuando il nostro bizzarro viaggio incontriamo, sul voltone del palazzo delle Scuole Palatine in piazza Mercanti, il monumento a Decimo Magno Ausonio, politico, poeta e insegnante vissuto per quasi l’intero IV secolo d.C., e dunque contemporaneo di Ambrogio.

Qui Ausonio è immortalato magistralmente nel marmo da Giovan Pietro Lasagna, insigne scultore lombardo del Seicento, attivo nella Fabbrica del Duomo. Nella lapide alla sua sinistra compaiono i versi che il poeta dedicò alla magnificenza della Milano imperiale, dei quali riporto, senza scansione per ragioni di spazio, la traduzione dal latino.

– Salute o viandante! Essendo imperatori Valentiniano, Graziano, Valente e Teodosio, quando Sant’Ambrogio era a capo della chiesa milanese, io celebrai Milano nel “Catalogo delle nobili città”
con questi versi – «A Milano tutto è meraviglioso: abbondanza di ogni cosa, innumerevoli e sontuose dimore, ingegni fecondi e antichi costumi. La città è stata allargata con due cerchie di mura; per il divertimento del popolo vi sono il circo e le gradinate dell’imponente teatro; vi sono edifici sacri, palazzi imperiali, la zecca opulenta, il quartiere nobilitato dalle famose Terme di Ercole, i peristili adorni tutti di statue marmoree, e le mura circondate da un nastro d’acqua come in una fortezza. Tutte queste costruzioni quasi gareggiano l’una con l’altra in grandezza e neanche il confronto diretto con Roma le sminuisce».

Merita attenzione la statua vicina, opera anch’essa del Lasagna, in cui è raffigurato Sant’Agostino, altro personaggio assai legato a Milano, essendo stato battezzato da Ambrogio nel 387 d.C. a pochi passi da qui. Entrambi insegnanti, entrambi “forestieri”, celebrati nella storia per il loro pensiero.  

Il santo boemo dal nome impronunciabile

Alludo a San Giovanni Nepomucéno, o Jan di Nepomuk, prelato e predicatore boemo vissuto nella seconda metà del Trecento e proclamato santo nel 1729 per il martirio inflittogli da re Venceslao mediante annegamento nella Moldava.

Lo si incontra nel gruppo scultoreo in marmo bianco realizzato in stile barocco da Giovanni Dugnani nel 1727 e collocato nella piazza d’armi del Castello Sforzesco perché qui stava acquartierato l’esercito austriaco, di cui il santo era protettore (gli austriaci vi rimasero ininterrottamente dal 1706 al 1859, con le sole parentesi del periodo napoleonico e della breve cacciata dopo le Cinque Giornate milanesi). Situato ai piedi della torre di Bona il monumento contrasta per forme e colore con le mura in laterizio del castello.

Va precisato che dello stesso santo esistono a Milano altre due statue, situate rispettivamente a Villa Clerici nel quartiere Niguarda e sul retro della basilica di San Nazaro in Brolo.

Quella collocata a Villa Clerici è con ragionevole certezza la stessa che era sul ponte di Porta Romana e che venne poi trasferita in Piazza Cardinal Ferrari in seguito alla copertura del naviglio negli anni 1929-30. L’altra, un po’ dubbia in verità, è tuttora visibile semiabbandonata sul retro della basilica di San Nazaro in Brolo, tra l’abside e l’area archeologica (lato Vicolo Santa Caterina/Largo Richini). Essendo entrambe in pietra di ceppo o arenaria risultano piuttosto malconce e corrose dagli agenti atmosferici, mentre invece la statua del Castello appare in ottime condizioni.

Comunque anche in questo caso i milanesi, alle prese con l’impronunciabile nome del santo, lo trasformarono ben presto nel più scorrevole San Giuàn né pü né men (San Giovanni né più né meno). Absit iniuria verbis.

L’eroe garibaldino e l’umile cavallo

Chi si trova a passare in piazza Missori – e prima o poi capita a tutti – noterà il monumento dedicato al generale garibaldino che le dà il nome.

Che l’intitolazione del monumento e quella della piazza coincidano è un fatto assai raro a Milano e, in questo caso, ancor più pertinente, dato che Giuseppe Missori abitava a due passi da qui, in via Carlo Alberto, poi divenuta via Giuseppe Mazzini, denominazione a lui più consona da fervente repubblicano qual era (rifiutò la nomina a deputato per non dover giurare fedeltà alla monarchia). Sebbene nato a Mosca da genitori bolognesi Giuseppe Missori, dopo aver partecipato alle Cinque Giornate e alle tante battaglie risorgimentali, raggiunta l’unità d’Italia fece di Milano la sua città divenendone consigliere comunale, attivo e amatissimo dai milanesi. La statua equestre, di sicuro valore artistico, fu realizzata nel 1916 da Riccardo Ripamonti, repubblicano e garibaldino egli stesso nella campagna del 1866, fondendo il bronzo ricavato da vecchi cannoni.

L’opera, mirabile per realismo e ancor più per l’impronta decisamente antiretorica, rende con efficacia sia la fierezza del personaggio, sia la stanchezza del cavallo, stremato dopo la battaglia. Su quest’ultimo aspetto si riversò, manco a dirlo, la proverbiale ironia dei milanesi, che non solo ribattezzarono il povero animale caval de brüm (cavallo da carrozza), ma coniarono il modo di dire “te pàret el cavall del Missori!” (sembri il cavallo del Missori) per definire chi si mostra particolarmente fiacco e abbattuto.

Missori è famoso anche per aver salvato la vita a Giuseppe Garibaldi durante la battaglia di Milazzo il 20 luglio 1860. È lo stesso Eroe dei due Mondi a narrarlo con le parole ormai illeggibili alla base del monumento: «… Il colonnello Giuseppe Missori, colla solita sua bravura, mi sbarazzò / col suo revolver del mio antagonista di cavalleria nemica. / Garibaldi». E una parte di merito, non dimentichiamolo, va anche al povero cavallo.

Il ritorno a casa del Sciôr Giulio

Il viaggio di oggi si conclude in compagnia di Giulio Ricordi, accanto al Teatro alla Scala, e non poteva che essere così a pochi giorni dalla “prima”.

Il monumento a Giulio Ricordi – el Sciôr Giulio per i vecchi milanesi – ha oltre un secolo di vita, essendo stato realizzato nel 1922 dallo scultore Luigi Secchi, allievo di Francesco Barzaghi a Brera, e collocato nell’allora sede della Ricordi in via Berchet, prima di essere trasferito nello stabilimento di viale Campania e poi portato nel giardinetto degli uffici di via Salomone.

Le peregrinazioni e gli anni di oblio sono infine terminati il 25 novembre 2016 con la sua collocazione definitiva in Largo Ghiringhelli, proprio dove si affaccia quella che fu la storica sede della gloriosa Casa Ricordi. Dunque un ritorno a casa in piena regola.

Il grande Giulio Ricordi, figlio di Tito e nipote del capostipite Giovanni, fondatore nel 1808 della casa di edizioni musicali, è qui raffigurato con sorridente naturalezza accentuandone il cordiale tratto umano, per il quale era universalmente noto. Se il nonno Giovanni lanciò autori del livello di Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, e suo figlio Tito sostenne Giuseppe Verdi, il geniale Giulio, subentrato al padre nel 1888, ebbe il merito non solo di proseguirne l’opera scoprendo nuovi talenti (tra cui Giacomo Puccini, del quale divenne amico personale), ma anche quello di consolidare e sviluppare enormemente l’attività editoriale anche sul piano internazionale, diffondendo nel mondo intero quei capolavori d’arte.

Sul selciato, ai piedi del monumento, sono incisi i nomi di alcuni dei grandi compositori valorizzati da Casa Ricordi: Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini. Intanto l’indimenticabile Sciôr Giulio sorride bonario e sornione, senza prendersela troppo per tutti quei passanti che neppure immaginano chi sia, né si preoccupano di saperlo. Gli basta essere tornato a casa, accanto alla “sua” Scala.

Filippo Decorso

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