MILANO ROMANA (parte I)


“Andiamo a teatro?”. È una frase che qui risuonava già oltre duemila anni fa, quando la città si chiamava Mediolanum ed era tra le più importanti del vasto impero romano e di gran lunga la principale della Gallia Cisalpina (poi Cispadana), i cui confini andavano dalle Alpi al fiume Rubicone. Nel passare in rassegna il poco rimasto della Milano romana mi piace iniziare dal teatro, un po’ per un fatto culturale, ma soprattutto perché, sebbene praticamente “invisibile”, è la testimonianza più antica arrivata fino a noi di quel lontano periodo storico.

Il teatro romano sorse infatti sul finire del I secolo a.C., in piena età augustea, ed era situato nell’area compresa tra le odierne via Meravigli e Piazza degli Affari. Alto 20 metri e con un diametro di 95 poteva ospitare nei due ordini di gradinate circa 8000 spettatori, cifra davvero enorme e non solo per quei tempi, tanto più se si pensa che allora la città contava non più di 18.000 abitanti.

I pochi ruderi superstiti – ampi tratti di fondamenta in conci di pietra e calce con palafitte di rovere – si trovano nel sottosuolo del palazzo della Borsa, e si possono visitare gratuitamente con un percorso ad hoc rivolgendosi alla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che ha sede in Via Meravigli.  

Occorre però una breve digressione cronologica. Quando fu costruito il teatro la città era “romanizzata” già da un paio di secoli, essendo stata espugnata nel 222 a.C. Solo da pochi anni, però, i suoi abitanti avevano finalmente ottenuto con Cesare la cittadinanza romana (49 a.C.), mentre poco dopo, nel 42 a.C., Ottaviano riconosceva alla Gallia Cisalpina lo status di “municipio”, promuovendola così tra le undici regioni italiche col titolo di Gallia Cispadana. È da quel momento che Mediolanum acquista un’importanza sempre maggiore, fino a diventare per oltre un secolo la capitale dell’Impero Romano d’Occidente (286-402 d.C.), come vedremo più avanti.

Ecco dunque sorgere agli inizi del I secolo d.C. il grandioso Anfiteatro, o Arena, costruito al di fuori delle mura difensive, in una zona occupata dai suburbi, che oggi corrisponde a quella tra le vie De Amicis, Conca del Naviglio e Arena.

Alto quasi 40 metri aveva pianta ellittica con gli assi esterni di 155 x 125 metri e quelli dell’arena pari a 75 x 41, per una capienza di 20.000 spettatori, tanto che per importanza e dimensioni era superato soltanto dall’anfiteatro Flavio di Roma (il Colosseo) e da quello di Capua.

Come da tradizione l’anfiteatro veniva utilizzato soprattutto per lo svolgimento di lotte tra gladiatori o combattimenti tra uomini e animali feroci, ma anche per esecuzioni capitali, con o senza belve, e talvolta per spettacolari battaglie navali. Per vedere ciò che ne rimane – ovvero parte dei muri perimetrali e di quelli radiali che sostenevano le gradinate – si accede da via De Amicis 17 al Parco dell’Anfiteatro Romano e all’adiacente Antiquarium Alda Levi.

Il parco è momentaneamente chiuso al pubblico per ulteriori lavori di scavo, mentre invece l’Antiquarium è accessibile liberamente e merita sicuramente una visita attenta. Ricavato nello spazio dell’ex convento domenicano di Santa Maria della Vittoria l’Antiquarium è intitolato ad Alda Levi (1890-1950), valente archeologa e responsabile della tutela archeologica del territorio lombardo, rimossa a seguito delle leggi razziali e reintegrata nel 1945.

Non molto grande, il museo colpisce subito per il buon allestimento e soprattutto per la ricchezza di reperti archeologici davvero interessanti e significativi, di età romana e medievale. Vi si ammirano sia oggetti di uso quotidiano – quali lucerne, pettini, vasi, stoviglie, monete, elementi decorativi – sia veri e propri monumenti, come l’edicola di tale Sextus Coelius Surus e la stele funeraria di Urbicus, giovane gladiatore 22enne ucciso forse a tradimento dopo ben tredici combattimenti vittoriosi.

E proprio la sezione dedicata ai combattimenti tra gladiatori si rivela particolarmente suggestiva, specie per i ragazzi, che possono peraltro trarne spunto per le loro tesine scolastiche. Il complesso è accessibile grazie ai volontari del TCI, Touring Club Italiano, che sono anche in grado di fornire utili informazioni.

Conviene in ogni caso accertarsi preventivamente dell’effettiva apertura del complesso museale e dei relativi orari. (continua) 

Filippo Decorso

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